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Notizie
Su "FAMIGLIA CRISTIANA" del 21 maggio 2006, notizia del 21/05/2006

Nel numero in edicola questa settimana, nella rubrica L'ANGOLO DELLA SPERANZA è pubblicata una bella testimonianza di Don Gianni Sacco da Pescador che di qui seguito riportiamo.


Un fiore profumato nella palude

Tra le mie esperienze, ricordo alcuni fatti che aiutano a ravvivare la speranza nella bontà umana. Ne racconto uno. La moglie di un certo Serafim, “barba bianca”, era a letto paralitica, in una povera stamberga, e cinque bambini denutriti, attorno a lei, la guardavano attoniti e silenziosi.

La donna aveva piaghe da decupito grandi e maleodoranti, ed era bisognosa di un’assistenza speciale anche per le necessità personali.

Il marito lavorava a giornata per portare qualcosa per sfamare i bambini, e la casa rimaneva in stato di abbandono, infestata da mosche e ammorbata da odori malsani.

Le donne “pie” che avevo invitato a prendersi cura della povera infelice avevano rifiutato, adducendo ragioni sempre “valide” per chi non ha voglia di occuparsi degli altri.

Ritornando un giorno a casa dell’ammalata, ho trovato, seduta in un canto, una donna che in paese non godeva di buona fama. Era preoccupata per l’amica paralizzata a letto, e aveva gli occhi arrossati dalle lacrime. Le dissi: “Teresa, ti sentiresti di curare questa signora, ripulire la casa, lavare la biancheria, far da mangiare a questi bimbi? Io ti porto tutto il necessario”.
“Mi porta anche una bottiglia di acquavite? Per lavare certi panni alla roggia ci vuole stomaco!”. “Va bene. Quanto ti posso dare a settimana?”. “Ma non ci pensi neppure!”, rispose.

La casa diventò presto pulitissima, persino profumata, i bambini avevano i loro pasti regolari e la povera ammalata riceveva le cure necessarie. Dopo tre settimane la povera donna volò in Cielo, lasciando i cinque figlioli orfani e il povero Serafim in lacrime, sconsolato.

La missione di Teresa era terminata.

La chiamai, dicendole che il suo servizio era stato ammirevole e, ringraziandola, le offrii dei soldi. Mi guardò, rifiutando decisamente. Le dissi: “Teresa, questi soldi non sono per pagare il tuo lavoro perché la tua bontà potrà pagarla solo il Signore, sono solo un aiuto perché anche tu vivi tra tante difficoltà”.
“Ma se accetto i soldi, dove va a finire la mia carità?”.
Alle mie insistenze, più risoluta mi rispose: “Allora, mi dica: quanti soldi si è fatto pagare il Cireneo per aiutare Gesù a portare la croce?”.

Povera Teresa, qualche anno dopo anche lei è morta. Sono certo che è volata in Paradiso: anche nelle “paludi” ci sono fiori bianchi e profumati . . .

DON GIANNI SACCO - BRASILE

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