Cari amici, torniamo dopo qualche settimana di silenzio ad aggiornarvi sul viaggio missionario in Brasile. L’esperienza si è conclusa verso la fine di agosto, ma ovviamente le emozioni provate sono ancora ben vive, a distanza di qualche settimana, nella mente e soprattutto nel cuore dei tre giovani che l’hanno vissuta. Questo ci fa ben sperare, perché i nostri amici possano essere per noi una ventata di nuovo entusiasmo, per aiutarci a sensibilizzare le nostre comunità nei confronti della missione di Pescador. Ecco la lettera di Umberto, scritta pochi giorni prima di tornare in Italia.
E siamo arrivati così all'ultima settima... ed è stato un finale molto particolare. Lasciato il "cantiere”, abbiamo vissuto la nostra ultima esperienza all’asilo (casa di riposo) di Pescador. Francamente è stata l'esperienza più toccante che abbiamo vissuto in prima persona: qui sono ospitati non solo anziani, ma anche portatori di handicap, malati e ritardati mentali, persone senza dimora raccolti per strada, ex alcolizzati e drogati che fuori di qui sarebbero sicuramente morti. La nostra giornata iniziava con le docce agli ospiti, io agli uomini e Federica alle donne, mentre Vincent dava una mano in ufficio. Sinceramente non è stato facile proprio per niente soprattutto il primo giorno quando appena arrivati ci hanno dato stivali, guanti e grembiule e ci hanno detto "Andate pure di sopra a fare le docce!"... ed io tra me e me pensavo "e adesso cosa cavolo faccio??' Sembrava tutto molto complicato e non nascondo l' imbarazzo iniziale… Ho iniziato con un po’ di timore ma è stato solo un breve momento di difficoltà, e ho subito capito che stavo facendo nella sua semplicità una cosa importante verso qualcuno che aveva veramente bisogno. Molto toccante e commovente quando dovevo lavare il buon Messiah, il ragazzo paraplegico e deforme, un ragazzo che avrà poco più di vent’anni ed è solo ossa come, quelle persone che si vedono nei servizi sui poveri dell'Africa e che sembrano così lontane da noi... Straziante, un momento in cui la fede è messa a dura prova, e il sollievo, se non proprio la risposta, viene dalla consapevolezza di essere strumenti del Signore nell’aiuto ai fratelli più bisognosi. A risollevare poi la situazione, ci sono stati ovviamente anche momenti simpatici, come quando la doccia toccava a Joao, un giovane diversamente abile che ci costringeva ogni volta ad una vera e propria impresa per poterlo lavara, ma appena asciugato e vestito se ne andava in giro felice e compiaciuto. Ci sarebbero tanti ricordi da raccontare, mi soffermo su quello di Luis. Luis è un ragazzo poco più che ventenne che è ospite nella casa di riposo perchè veniva stuprato fin da piccolo dal fratello,che ora è in carcere. Ora non parla e ha forti problemi motori e a vederlo suscita tanta tenerezza ma, dopo qualche giorno di conoscenza ha iniziato anche a ridere e a svagarsi con noi anche grazie all'aiuto di Federica. Aver passato qualche giorno all' "asilo" mi ha arricchito molto. Vedere con i propri occhi situazioni molto difficili e particolari mi ha insegnato a capire ancora di più l' importanza della vita e di quanto sono fortunato ad essere in buona salute e senza problemi. Ho capito come un abbraccio, una stretta di mano o anche solo un saluto può portare gioia a persone che per loro sfortuna vivono la loro vita nella solitudine e nella sofferenza della malattia. Quando leggerete queste righe io e i miei compagni di viaggio saremo già in Italia ma nel nostro cuore ci sarà sempre un posto particolare per questo luogo, per questo Brasile così diverso da quello dell'immaginario della gente comune, ma così bello e coinvolgente con le sue storie di vita, per la sua cultura, per i suoi paesaggi, per la sua gente che per raccontarlo non basterebbe un libro intero...
Un saluto e un abbraccio a tutti Umberto
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