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Notizie
REPORTAGE DA PESCADOR - 2^ puntata, notizia del 03/08/2009
Cari amici di Missione Possibile,

eccoci con la seconda puntata della nostra “telenovela brasiliana”. Ci permettiamo la battuta perché le telenovelas sono in effetti un vero e proprio fenomeno di costume del Brasile, seguitissime anche a Pescador dalle tante persone che vi trovano un momento di svago dai problemi quotidiani.E perché le notizie che ci giungono dagli amici “missionari” accostano, come in un copione cinematografico, momenti tristi o addirittura drammatici ad episodi felici che ci danno speranza o ci suggeriscono qualche possibilità per aiutare chi vive al di là dell’Oceano.

Di seguito le parole di don Davide, buona lettura!

Cari amici,
dopo il favoloso churrasco (tipico piatto di carne) gustato martedi’ sera a casa di Neusa, dove abbiamo anche festeggiato il compleanno della figlia Renata, mercoledì mattina prima di partire per Nova Módica siamo andati alla casa di riposo, dove abbiamo affisso all’entrata la targa dedicata a Giuseppina Buscaglia, ex sindaco di Baveno, per gli aiuti offerti a Francesca tramite Missione Possibile. Abbiamo salutato gli ospiti e via... anche qui ormai su strada asfaltata fino a Nova Módica, dove abbiamo trovato Pretinha che ci ha accolti nel Centro di permanenza breve (un piccolo orfanotrofio) e abbiamo conosciuto i piccoli ragazzini che vivono lì. Di lato a questa piccola struttura, molto bella, accogliente e curata, e’ sorto il nuovo asilo di Nova Módica, realizzato grazie all’impegno di tanti amici italiani, coordinati da Luciano Agazzone in Italia e con Francesca e Pretinha referenti qui in terra brasiliana. Uma struttura davvero bella, ben organizzata, capace di accogliere circa un centinaio di bambini e preparata per favorire non solo l’educazione dei fanciulli, ma anche per poter organizzare un lavoro educativo e di preparazione al lavoro per le famiglie, soprattutto le mamme, dei ragazzi.
La prossima settimana Federica, la ragazza che sta vivendo con noi l’esperienza missionaria, inizierà a lavorare per una quindicina di giorni proprio nell’asilo di Nova Módica, seguita da Pretinha che la introdurrà nel lavoro educativo con i bambini dell’asilo... Non abbiamo avuto il piacere di incontrare i bimbi perche’ in questa settimana sono in vacanza: riprenderanno le attivita’ scolastiche proprio lunedi’ e con loro iniziera’ anche la nostra Federica.
Dopo pranzo accompagnati da Pretinha siamo andati a visitare diverse famiglie, tra le piu’ povere della cittadina, con casi umani davvero tristi... Anche nel cuore e nella mente di Federica, Vincent e Umberto, gli altri due giovani che vivono l’esperienza missionaria, sono rimasti impressi i tanti volti e le tante sofferenze incontrate... La sera Pretinha ci ha ospitati a casa sua per la cena (churrasco, naturalmente...) e poi siamo rientrati a Pescador, con tante domande e riflessioni nel cuore e nella testa... Dimenticavo: il pranzo ci e’ stato preparato all’orfanotrofio da due donne simpatiche e gentili: Nerita, che abita in una piccolissima casa sulla collina dietro la chiesa di Nova Módica e Juliana, una ragazza davvero straordinaria. E’ malata di sclerosi, ma non lo dice in giro per non essere compatita e lavora per guadagnarsi i soldi onestamente, vive con la zia che l’ha adottata e anche con lei non ha detto nulla. Uma volta al mese si reca a Belo Horizonte per le cure chemioterapiche e ogni due giorni si fa le punture di interferone per contrastare la malattia... lascio a voi di riflettere e gioire per una ragazza così in gamba.
Giovedi’ e’ stata la giornata di Itambacuri. Partiti presto, ci siamo recati alla Casa Lar Divino Amigo, l’orfanotrofio di Itambacuri, che recentemente e’ stato rimesso in ottime condizioni sia strutturali che operative da parte degli amici italiani con Luciano e il tramite di Francesca che anche qui e’ il punto di riferimento sul campo ed è sempre attiva per mantenere i contatti e cercare di soddisfare le esigenze di questa struttura. A causa delle vacanze scolastiche anche qui non siamo riusciti ad incontare tutti i bambini, ma solo una quindicina di loro; gli altri erano rientrati nelle proprie famiglie durante le vacanze per vedere se e’ possibile un rientro totale e sicuro per i bambini stessi. Proprio a questo riguardo in serata, prima di lasciare Itambacuri abbiamo incontrato l’assistente sociale che cura e segue l’orfanotrofio, una donna davvero interessata a fare un bel lavoro insieme, e lunedi’ andro’ a trovarla ancora insieme a Francesca per vedere in modo particolare alcune situazioni legate a Casa Lar e presenti nel territorio.
La giornata è poi proseguita con altri momenti davvero intensi: la visita alla Cadeia Publica (il carcere) e all’ospedale Tristão da Cunha. La visita alle carceri ci ha molto confortato: dal 2003 quando siamo venuti in visita con il gruppo dell’oratorio di Omegna le condizioni della struttura erano fatiscenti e sotto il livello minimo della dignità umana. Il lavoro ben coordinato da don Gianni e dagli ispettori di polizia, attraverso gli aiuti dell’Italia e la volonta’ di alcune associazioni di Itambacuri, hanno fatto sì che si venissero eseguiti lavori di ristrutturazione e soprattutto di ammodernamento di tutta la struttura, con un’attenzione alla dignità della persona, senza dover così punire ulteriormente chi sta già pagando aspramente le conseguenze di episodi criminosi commesi. Anche qui abbiamo trovato, tramite la presenza di Francesca, che ormai ha agganci dappertutto, la solita accoglienza brasileira e la gentilezza di un ispettore, Carlo (Carlino per Francesca), che ci ha fatto visitare bene il carcere, ci ha lasciato fare fotografie e con il quale abbiamo parlato dei suoi progetti sulla struttura, affinché diventi davvero luogo rieducativo per coloro che devono passare giorni, mesi o anni in quella situazione. Aveva cercato di avviare anche una pastorale carceraria, ma per il momento si è arenato tutto... si vedrà in seguito...
L’ospedale Tristão da Cunha, uno dei due ospedali presenti a Itambacuri (l’altro e’ quello nel quale e’ stato ricoverato l’ultima volta don Gianni), è una struttura interessante, coordinata da medici professionali e gentili ma che necessita di moltissime strumentazioni per poter far fronte alle tante situazioni che si creano all’interno di una zona vasta come quella che fa riferimento a questi ospedali. La dottoressa Lia ci ha illustrato le varie necessità facendoci visitare l’intera struttura, sia nella parte delle degenze, sia nella parte dei laboratori e delle sale operatorie, sia nella parte amministrativa. Alcune parti dell’ospedale e alcune strumentazioni sono piuttosto fatiscenti e speriamo che con qualche aiuto dall’Italia si possa migliorare la situazione.
L’ultima cosa che abbiamo fatto nella giornata di giovedì è stata quella che più ci ha colpito: siamo andati a visitare uma famiglia che vive ai bordi della strada che da Itambacuri porta a Teófilo Otoni, nel mezzo di un bananeto... Una situazione allarmante: otto figli, niente luce, né acqua corrente, solo una piccola sorgente che però non viene purificata. Ci siamo fermati e abbiamo chiacchierato un po’... e subito in tutti è nato il desiderio di fare qualcosa per loro. Già l’assistente sociale e i responsabili di Casa Lar (i primi tre bambini la frequentano) hanno pensato di fare qualcosa... a quello noi ci aggiungiamo invitando tutti a sostenere il progetto che andremo a definire.
Il ritorno a casa in serata e’ stato motivo di una silenziosa riflessione sul pulmino di Francesca per tutti noi.
Venerdi’ mattina ci siamo concessi un attimo di “pausa” per incontrarci, riflettere su quello che stiamo vivendo, riprogettare i giorni seguenti e ragionare su quali progetti ci si vuole spingere, proponendoli ovviamente a Missione Possibile.
Nel pomeriggio abbiamo visitato i Sem Terra. Che sofferenza!
Vedere la chiesa inaugurata da don Gianni nel 2004 (c’ero anch’io alla Santa Messa di inaugurazione), la scuola, le capanne rase letteralmente al suolo, spazzate via come fosse passato un uragano... vedere solamente il sito in cemento della scuola e della chiesa, nemmeno uma parte di muro o due mattoni mi ha messo una tristezza incredibile. I vaqueros del facendero il giorno seguente all’istanza del giudice che obbligava i Sem Terra a levare l’accampamento nell’ottobre del 2006 sono entrati con ruspe e quant’altro e hanno fatto tutto. La gente ha cercato di salvare il possibile, le cose necessarie, portandole via dalle proprie baracche mentre le ruspe abbattevano ogni cosa; alcuni oggetti sacri della chiesa sono stati recuperati e portati nella chiesa di Frei Innocencio, il paese che dista circa un chilometro. Ma l’Acampamento di Padre Gino, questo il nome dell’insediamento raso al suolo, non e’ morto; è vivo in tutti i sensi e vuole fare le cose con calma, serenita’ e giustizia collegandosi come sempre com tutto il movimento centrale dei Sem Terra... Certo che è proprio una situazione assurda, che suscita una gran rabbia: se è vero che la povertà è brutta da vedere, l’ingiustizia e il sopruso fatto dal ricco verso il povero danno ancora più fastidio.
Questa è, per oggi (sabato) l’ultima notizia.
Ci sentiamo prossimamente con le testimonianze dei ragazzi e alcune piccole ma importanti idee...

Ciao a tutti,
un ricordo fraterno nella preghiera.

donDa



Grazie per la vostra attenzione, a presto con i prossimi aggiornamenti dalla missione di Pescador.

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